"Giorno della memoria"

Questa mattina nell’aula del Consiglio regionale si è svolta la Seduta solenne del Consiglio regionale dedicata al Giorno della Memoria, per ricordare la Shoah e la persecuzione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Alla cerimonia hanno assistito le massime autorità civili, militari e religiose.

"Fa che la nostra morte non sia stata inutile per te e per i tuoi figli". E’ questo l'ammonimento che compare nel padiglione italiano di Auschwitz-Birkenau ed è questo l’impegno che qui rinnoviamo. Da oltre dieci anni - ha esordito il presidente del consiglio regionale Francesco Bruzzone - questa Assemblea ottempera così ad un impegno morale divenuto dettato legislativo. Rendiamo un solenne tributo alle vittime della Shoah - ha aggiunto - nella piena convinzione che la distanza di quella immane tragedia non ne smorza l’orrore e il monito». Bruzzone ha ricordato le preziose testimonianze ricostruite in aula da tanti protagonisti di quelle drammatiche pagine della storia: «Sono  convinto che non c’è modo migliore, per onorare il ricordo delle vittime della deportazione, che raccogliere la testimonianza di quanti più o meno direttamente hanno dovuto confrontarsi con questa realtà, magari da piccolissimi, come nel caso della nostra ospite, la professoressa Anna Foa, qui in veste di autorevole storica dell’ebraismo e della Shoah. Se le voci dei protagonisti sono destinate a perdersi col passare degli anni e ogni testimonianza diretta si va affievolendo – ha concluso -  è la storia a  comporre il mosaico di questa tragedia». 

Al termine dell’intervento il presidente ha presentato il relatore ufficiale della seduta, la studiosa Anna Foa, docente di Storia moderna all'Università la Sapienza di Roma, autrice di numerosi testi sulla storia della cultura nella prima età moderna e sulle vicende del popolo ebraico in Europa fra il XIV e XX Secolo. 

Anna Foa ha ricostruito in aula le condizioni in cui le donne vivevano  nei campi di sterminio, in particolare nel lager femminile di Ravensbruck e ad Auschwitz dove diventarono cavie di sperimentazioni mediche. «II nazisti avevano una particolare attenzione al tema della procreazione quindi le donne e i bambini furono obbiettivo primario a Ravensbruck  - ha spiegato -  Sia le gemelle, sia le donne in età fertile furono oggetto di esperimenti terribili che riguardavano la genetica e la procreazione». Foa ha sottolineato la solidarietà che esisteva in questi campi, «che non nasceva dal fatto che fossero migliori degli uomini ma ci sono circostanze, come la nascita di un bambino e la gravidanza, su cui si concentra l’attenzione femminile». La studiosa ha sottolineato che, pena la morte della futura mamma, la spietata legge del lager imponeva, soprattutto nei primi anni della guerra, l’aborto immediato alle donne che giungevano nei campi incinta. Solo negli ultimi anni venne concesso di portare a termine la gravidanza ma il neonato , subito dopo, veniva lasciato morire. A questo punto Anna Foa ha inserito un elemento autobiografico: nell’ottobre 1944 sua mamma, che era incita proprio di Anna, era rinchiusa a Villa Triste, a Milano, in quanto partigiana ma quando i detenuti  furono mandati nelle carceri di San Vittore sua madre riuscì a fuggire. «Non avevo mai riflettuto su questo aspetto, ma poi mi sono accorta – ha spiegato - quanto era fragile e labile il confine che separava la mia nascita dalla morte quando il commando partigiano liberò mia madre». La docente ha spiegato che a Ravensbruck , aperto nel 1939, all’inizio le donne deportate non erano ebree, ma prigioniere politiche tedesche, donne con problemi psichici e che nel campo fino al 1945 furono deportate oltre 100 mila persone. Foa ha puntualizzato che vittime dello sterminio non furono solo ebrei ma anche slavi e rom, secondo un folle progetto di pulizia etnica che i nazisti volevano attuare: «La Shoah ha un elemento di unicità spaventoso perché per la prima volta nella storia del genere umano tutti gli appartenenti ad una cosiddetta razza sono stati raccolti, accuratamente selezionati e spostati  a miglia di chilometri di distanza. La storia dei campi di sterminio deve essere insegnata – ha aggiunto – non solo perché i ragazzi  ricordino questi fatti in occasione  del Giorno della memoria,  ma perché questo sia come un germe e la memoria sia continua. Quando vediamo le foto, per esempio, dei bambini assassinati in Siria dobbiamo pensare ad Auschwitz perché la violenza è dappertutto uguale, sono poi diverse le motivazioni. Quindi - ha concluso - dobbiamo spingere i ragazzi che studiano queste cose a usare le loro conoscenze e dobbiamo rendere il ricordo concreto. E’ importante spiegare quello che c’è da ricordare, la memoria senza gli oggetti e senza la storia – ha ammonito - diventa una cosa vuota e noi non vogliamo che questa sia una memoria da museo ma che sia una memoria viva».

Premiazione dei vincitori del concorso

Nella seconda parte della seduta si è svolta la premiazione degli studenti vincitori della decima edizione del concorso "27 gennaio: Giorno per la Memoria" indirizzato agli allievi degli istituti di scuola media superiore della Liguria e finanziato attraverso la legge 9 del 16 aprile 2004 del Consiglio regionale. Il prossimo mese, fra il 19 e il 24 febbraio, i ragazzi visiteranno i  campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau.

 

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