Esperienza SUN: la testimonianza di uno studente

La mattina del 16 maggio 2017 ho avuto la possibilità di partecipare al progetto “SUN” acronimo di “Smart use of network” dedicato ai giovani. Questa esperienza che rappresentava l’ultimo laboratorio dell’anno scolastico 2016-2017 offre la possibilità di: capire, comprendere, aiutare e migliorare la situazione che è presente ancora oggi tra i giovani, il bullismo o quello che è sorto in questi ultimi anni, il cyber-bullismo. 
Questa esperienza ha avuto luogo nella succursale dell’istituto d’istruzione superiore Eugenio Montale. Il tutto è iniziato alle ore 08:30 del mattino. In aula erano presenti: il sovraintendente capo della polizia postale e delle comunicazioni e l’avvocato Elena Bassoli impiegata nello studio del comportamento giovanile e nella difesa dei ragazzi vittime di bullismo o di cyber-bullismo.

Ha incominciato con l’esposizione il sovraintendente capo. Con una domanda ha catturato subito la nostra attenzione: “I social network, sono reali o virtuali?”. Alcuni risposero logicamente, definendoli virtuali, ma il sovraintendente ci contraddisse subito con un esempio. Il vedersi con alcuni amici dopo essersi dati appuntamento con what’s app o facebook oppure un altro social network, definisce quest’ultimo un’applicazione reale. Successivamente ha affermato che internet è un’opportunità e non un pericolo. E che se viene utilizzato con logica si possono sfruttare tutte le sue infinite possibilità, mentre se viene utilizzato in maniera poco accurata può diventare un’arma, uno strumento o un mezzo per ferire emotivamente le persone. Successivamente ci ha mostrato 3 video differenti che hanno illustrato come la nostra vita su internet è sempre in pericolo. Nel primo video una ragazza ha inviato una foto privata ed esplicita al proprio ragazzo, che di conseguenza, in classe, ha inviato ai suoi amici e perfino al professore. La ragazza successivamente è scoppiata in lacrime ed è uscita dall’aula. Il secondo video, invece, ha mostrato un ragazzo-adulto ad un colloquio di lavoro. Quest’ultimo è stato preso in giro dall’interlocutore per il fatto di aver pubblicato sul suo profilo di facebook, immagini che riportano a lui da ubriaco, e questo ha fatto capire la sua poca serietà e la sua mancanza di disciplina. Nel terzo video, invece, sono stati chiamati diversi sconosciuti per strada a partecipare ad un gioco di un indovino, ma non sapevano che dietro un velo all’interno di quella stessa stanza, erano presenti alcuni hacker che suggerivano all’indovino i dati personali del candidato, che trovavano su facebook o su internet .


L’avv. Elena Bassoli - esperto di Diritto dell’Informatica, Nuove Tecnologie e Privacy, è Prof. a c. "Fondamenti di diritto della comunicazione elettronica" in diverse Università anche l’Università di Genovaci ha spiegato i differenti reati che si commettono insultano, denigrando e assumendo l’identità di una persona. Postare una foto di un tuo amico - senza chiederli il permesso, su un social web infrange, per esempio uno dei tanti decreti o delle tante leggi, il decreto legislativo 146/2003 legge sulla privacy. Le denunce e le multe possono ammontare ad una cifra tra i 50.000 e i 150.000 euro. Rovinando così l’intera vita di una famiglia, solo per un insulto, per una foto o per una presa in giro.
Verso le ore 11:00 abbiamo partecipato al laboratorio Mentor, un’esperienza che ci ha coinvolto personalmente e fisicamente. Si è trattato di un gruppo teatrale che ha messo in scena un episodio di bullismo. Noi successivamente, entrando, quindi partecipando alla scena, dovevamo ristabilire la “pace” o “normalità” iniziale, come se niente fosse mai successo.


Queste 3 esperienze mi hanno incuriosito e divertito, facendomi anche riflettere sulle problematiche che molti giovani possiedono oggigiorno, e spingendomi ad aiutare gli interessati senza permettere che un fatto del genere possa capitare ancora. A mio parere l’applicazione può avere un riscontro positivo con i giovani aiutandoli a capire la gravità di queste situazioni e di questi problemi.

Pietro Crozza

 

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